La veduta di Roma: strumento di ricostruzione storica e mezzo di comunicazione

S’intende per vedutismo la rappresentazione di uno spaccato prospettico di città, sia essa ottenuta mediante la pittura, l’incisione, il disegno o la fotografia. Tale genere trovò sviluppo in particolar modo a partire dal Settecento, prendendo in esame le maggiori città storiche d’Italia, in quegli anni meta preferita del Grand Tour compiuto da giovani rampolli di tutta Europa. Ma fu a Roma che si rivesti di eterogenee componenti, diventando non solo uno strumento per raffigurare la città ed il paesaggio così come si presentavano all’osservatore, ma anche per comunicare una visione intimista o uno stato d’animo. Prenderemo dunque in rassegna i diversi tipi di “veduta”, cercando di darne una classificazione per grandi linee.

LA VEDUTA REALISTICA

Anzitutto, è la veduta intesa come mera rappresentazione della realtà così come essa è. Essa ha un’importante valenza come strumento di ricostruzione storica, considerato come Roma si sia profondamente trasformata nel corso del tempo. E così grazie al “Prospetto dell’Alma Città di Roma” realizzato nel 1765 da Giuseppe Vasi in acquaforte, possiamo avere un’idea di come si presentasse la città a quel tempo a livello “globale”, dato che essa è una delle più complete e riuscite mai realizzate. Inoltre, in basso reca un indice con 390 voci relative alle “cose notabili”, divise secondo un itinerario di otto giornate. La città è vista dai colli al di sopra del Palazzo Corsini alla Lungara, e comprende nella rappresentazione lo stesso artista mentre lavora seduto per terra. Interessanti sono anche le “Vedute del Porto di Ripetta”, realizzate da artisti quali Gaspar van Wittel Hendrik Frans van Lint. Queste immagini hanno permesso di tramandare la memoria di una piccola meraviglia della Roma moderna ormai scomparsa, restituendocene anche tutto il fascino. Interessanti e più recenti sono anche le immagini fotografiche che riprendono le zone di via dei Fori Imperiali e via della Conciliazione prima e dopo l’intervento invasivo del Regime Fascista. O quelle riprese dai set cinematografici di Pasolini, che riprendono un quartiere EUR in fase di costruzione.

LA VEDUTA COME CAPRICCIO ARTISTICO

Altra tipologia di veduta è quella rivolta al “capriccio”, ovvero ad una rivisitazione fantasiosa di luoghi, spesso appartenenti all’antichità. Ne fu massimo artefice Giovan Battista Piranesi, che in particolar modo nel gruppo d’incisioni intitolate “Carceri d’invenzione” si ispira alle forme dei ruderi romani per progettare strutture fantastiche. In questa pratica, dimostra un indubbio amore per l’antichità considerata nel complesso, sentimento comune di quel tempo data la riscoperta dell’arte classica operata dal movimento neoclassico. Altro interessante capriccio è quello compiuto da Claude-Joseph Vernet nella sua “Veduta ideata ispirata all’Aventino”: in questa raffigurazione, vediamo una sponda sinistra del Tevere corrispondente a vero, con il profilo dell’Aventino reso riconoscibile dal campanile svettante della chiesa di Sant’Alessio; il lato destro, con le piccole sagome di pescatori al lavoro, è invece d’invenzione. Possiamo far rientrare in questa categoria anche alcuni capolavori di Giovanni Paolo Panninianche se il suo “capriccio” è di differente tipologia: in opere come “Galleria immaginaria di vedute di Roma antica, a voler essere sottolineato più che l’elemento creativo è lo spirito di collezionismo che animava gli uomini dell’epoca.

LA VEDUTA COME MEMORIA DI VIAGGIO

Parlando soprattutto degli anni del Gran Tour, è tanto evidente come per alcuni artisti ritrarre Roma potesse essere un modo per portarla con loro anche dopo il ritorno, a ricordo delle sue bellezze. Sono di questo genere rappresentazioni come la “Veduta del Colosseo e dell’Arco di Costantino” realizzata da Van Wittel, tanto maestosa e luminosa come soltanto ad un forestiero avrebbe potuto apparire. Altro esempio è “La loggia di villa Medici a Roma” di Hubert Robert: questa addirittura non venne eseguita dall’artista francese durante il decennale soggiorno nella città, ma circa trent’anni dopo, sul filo dei ricordi.

LA VEDUTA COME RAPPRESENTAZIONE DI USI E COSTUMI

Davvero interessante è questa tipologia, in quanto parliamo di rappresentazioni di Roma durante feste ed eventi speciali, e che dunque vanno focalizzando l’attenzione anche sulla foggia della gente di quei tempi durante le occasioni cittadine. La gran parte di questi spaccati focalizza l’attenzione sulla festa del Carnevale, periodo in cui via del Corso era attraversata da parate e dalle entusiasmanti Corse dei Barberi. Fra le più belle, ricordiamo: “La mascherata delle quattro parti del mondo” di Jean Barbault e la “Corsa dei cavalli durante il carnevale romano” di Paul Sandby.

LA VEDUTA COME ESTERNAZIONE DI STATI D’ANIMO

Per questa categoria, il pensiero è subito volato ad un disegno di Heinrich Fussli“L’artista sgomento di fronte ala grandezza delle rovine antiche”. Qui la veduta si limita al dettaglio scultoreo del colossale piede di Costantino, su cui l’artista si abbandona in pianto. Ciò che da quest’opera traspare non è dunque tanto il contesto in cui la scena è calata: al contrario, questo è solo un pretesto per l’artista per poter esprimere un sentimento malinconico verso qualcosa che si è perduto e non può essere più recuperato.

Claudia Sole

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