Alla scoperta di Trento e dell’antica Tridentum

Situata alla fine della valle dell’Adige e dominata dall’alto dai monti (in particolare dal Monte Bondone), Trento è una città fortemente rinascimentale, caratterizzata da bei palazzi, fontane zampillanti ed un gran numero di chiese.
La tradizione latina vuole l’origine del suo nome legata ai Romani: questi la chiamarono Tridentum, ovvero “città dei tre denti”, alludendo alle alture che la circondano simili, per l’appunto, a tre denti. In realtà il nome è ben più antico, precisamente di origine retica: esso deriva da trent, in riferimento alla triforcazione provocata dal letto irregolare del fiume Adige. Nonostante ciò, la tradizione latina ebbe la meglio, tanto che un’iscrizione presente sul vecchio municipio recita:

Montes argentum mihi dant nomenque Tridentum”

Cominceremo il nostro itinerario da Piazza Duomo, il cuore del centro storico: da qui si dipartono un insieme di strade, piene di negozi e luoghi d’interesse, fra i quali, una volta l’anno, si svolge il cosiddetto Giro al Sas, gara podistica di rilievo internazionale.
Fra i Palazzi più importanti della Piazza è naturalmente la Cattedrale di San Virgilio, con il suo bel rosone; ma intorno ad essa sono altresì da ricordare: il Castelletto, prima sede dei vescovi trentini; il Palazzo Pretorio, residenza successiva dei medesimi; il Palazzo Balduini, con la sua bellissima facciata dipinta.
Al centro della piazza è poi la Fontana del Nettuno: la statua centrale, realizzata nel XVIII sec. da Stefano Salterio da Como, è oggi conservata nel cortile del palazzo municipale ed è quindi stata sostituita da una copia in bronzo.
Sempre nella piazza è inoltre un’altra piccola fontana, la Fontana dell’Aquila: è questa sormontata da un’aquila di pietra, la stessa rappresentata nello stemma della città. La leggenda narra di un uomo condannato ingiustamente alla pena capitale, che vedendo un’aquila volteggiare mentre si accingeva a salire sul patibolo, gridò, nel tentativo di salvarsi:

“L’aquila diventi di pietra se sono innocente!”

L’aquila immediatamente pietrificò e da allora rimase poggiata nel luogo dove si era posata prima di tramutarsi, permettendo così all’uomo di essere liberato.

Da Piazza Duomo rapidamente raggiungiamo Piazza Cesare Battisti. Sotto il Teatro Sociale, scenderemo nel cuore di Trento, laddove si conservano i resti dell’antica città romana: stiamo parlando dello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas.
Tridentum sorse come accampamento militare romano (= castrum), in posizione strategica lungo l’asse di collegamento fra l’Europa Centrale ed il Mediterraneo. Ad essa si accedeva attraverso Porta Veronensis, ingresso monumentale dotato di due fornici, uno pedonale e l’altro per i carri. All’interno dello Spazio Archeologico, è ancora conservata una porzione di strada lastricata, ovvero il decumano minore, che attraversava la città da est ad ovest. Su di essa sono ancora visibili i solchi lasciati dai carri, come anche un tombino, a testimonianza dell’eccezionale impianto idrico di cui l’antica città era fornita. Fra gli altri ritrovamenti, è poi un triclinium (= stanza da pranzo) con un bellissimo pavimento mosaicato: questo presenta un sistema di riscaldamento ad hypocastum, ovvero al di sotto del pavimento rialzato veniva fatto circolare il fumo prodotto da una sorta di fornace sotterranea.

Risaliti in superficie, proseguiamo il nostro giro verso il Castello del Buonconsiglio, in Via Bernardo Clesio. Eretto nel XIII sec., il Castello fu per ben cinque secoli residenza dei principi della città. Il Castelvecchio è il nucleo più antico, poi ampliato nel XVI sec. con il Magno Palazzo, per volontà del Cardinale Bernardo Clesio. Da non perdere, all’interno del complesso, il bellissimo Ciclo dei Mesi, con cui è affrescata Torre Aquila; come anche le decorazioni della Loggia del Romanino, che vedono come protagoniste le donne.

Usciti dal Castello, attraversando l’Università di Trento, si potrà raggiungere la Chiesa di Santa Maria Maggiore: anche questa fu voluta da Bernardo Clesio e divenne sede del terzo periodo del Concilio di Trento.

Proseguendo ancora verso le rive dell’Adige, un’altra importante costruzione di stile rinascimentale è Palazzo delle Albere: fu costruito intorno al 1550 per volere della famiglia Mandruzzo, a capo del Principato di Trento per circa un secolo, e deve il suo nome alla doppia fila di pioppi che, in passato, erano allineati lungo il viale che dalla città conduceva alla villa. Ai suoi lati sorgono ancora imponenti quattro torrioni angolari, realizzati con scopo difensivo. Una leggenda popolare narra, inoltre, che nei sotterranei del palazzo si sviluppasse un cunicolo, in grado di permettere un segreto collegamento di questo con il Duomo.
Negli anni ’70 del secolo scorso, la villa fu acquistata dalla Provincia Autonoma di Trento e destinata a sede del Museo d’arte Contemporanea di Trento e Rovereto (MART).
Oggi il Palazzo è chiuso a causa di lavori di restauro, ma ne è prevista la riapertura entro i primi mesi del 2012.

Se, dopo tutto questo camminare, cominciano a farsi sentire i morsi della fame, abbiamo il posto giusto da consigliarvi: l’Osteria a Le Due Spade. La sua attività risale al 1545, ovvero ai tempi del Concilio di Trento. All’interno è diviso in due parti: uno originaria, caratterizzata da un’ampia volta a botte; una invece di formazione ottocentesca, interamente in legno. Segnalata dalla Guida Michelin, il suo piatto forte è sicuramente il baccalà, grazie al quale vinse il premio “L’asparago d’oro” nel 1998.

Trento, oltre ad essere conosciuta per le sue bellezze architettoniche e alle sue specialità culinarie, è anche sede di diversi eventi. Fra di essi, non possiamo non citare il Film Festival: rassegna cinematografica dedicata alla montagna, all’avventura e all’esplorazione. La città ha infatti un legame molto stretto con la montagna: i suoi monti, ad esempio, le permisero l’organizzazione di azioni partigiane in periodo di guerra, grazie alle quali le venne riconosciuta la Medaglia d’Oro al Valor Militare; quelle vette resistettero inoltre alla terribile nevicata del 1985, che la colpì particolarmente. E così oggi i più grandi appassionati di attività alpine qui si recano ogni anno in occasione della rassegna, animati da un unico comun denominatore: l’amore per la montagna.

Concludiamo il nostro tragitto con la visita al Palazzo Roccabruna: questo, al tempo del Concilio di Trento, fu preso in affitto da Claudio Fernandez de Quiñones, ambasciatore di Filippo II di Spagna, anche conosciuto con il soprannome di Conte di Luna. Bellissimo il Salone Principale del Palazzo, a lui dedicato, dotato di caminetto ed una splendida pittura murale.
Dal 2002, l’edificio è di proprietà della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Trento che, dal 2007, ha deciso di adibirne una sala a sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino.

Sarà dunque un calice di ottimo vino fra le mani a sancire il perfetto coronamento di questa giornata.

Claudia Sole

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