La via sotterranea di Villa Adriana

Villa Adriana, a Tivoli, è un grandioso complesso voluto da Adriano come “villa fuori porta”, costituito al tempo stesso da ambienti intimi e raccolti così come da altri di notevole ampiezza e teatralità. Al suo interno sono ancora luoghi del tutto inesplorati, che riemergono a poco a poco dal terreno come vestigia a lungo dimenticate. Difatti, le sue meraviglie non risiedono soltanto in superficie, ma sono in parte nascoste nel sottosuolo e per questo ancora poco conosciute.
La scoperta più eclatante segue la campagna di scavi intrapresa tra il 2007 ed il 2009: si tratta di una grande strada carrabile sotterranea, che correva lungo tutto il perimetro della Villa, dall’esterno del complesso alla Piazza d’Oro e al Grande Trapezio, attraversando il cosiddetto Mausoleo. Il motivo per cui non se ne era a conoscenza risiede nel fatto che diversi cedimenti del terreno o riempimenti volontari ne avevano celato gli ingressi, di cui dunque si perse memoria nel tempo.

FUNZIONE DELLE GALLERIE SOTTERRANEE

La vasta rete di gallerie sotterranee fu progettata da Adriano con un preciso scopo: nascondere il transito dei carri di approvvigionamento e del personale di servizio. Costui infatti, nella sua assoluta brama di ordine e perfezione ed essendo solito invitare ospiti nella sua ricca dimora, non voleva che fossero svolte sotto i suoi occhi tutte le attività di manutenzione che la struttura necessitava e dunque tutto il personale doveva rispettare il suo desiderio di tranquillità rendendosi invisibile alla sua vista. Domestici e giardinieri percorrevano allora tracciati pedonali per giungere all’interno della Villa e quelli carrabili per trasportare sui carri legname o generi alimentari.

STRUTTURA

La struttura ipogea era costituita da gallerie di pietra, opportunamente impermeabilizzate, coperte da volte a botte, come era in uso per le antiche cisterne. Solo un piccolo tratto correva alla luce del sole, immergendosi nuovamente nel sottosuolo dopo poche decine di metri. Per la sua costruzione, si dovette inizialmente tracciare in superficie un percorso per mezzo di una groma, ovvero uno strumento utilizzato dagli agrimensori romani per compiere allineamenti “stradali” ortogonali. Lungo questi tracciati si sceglieva il posizionamento, pressoché equidistante, di pozzi e si scavava verticalmente per arrivare alla quota di calpestio desiderata. Infine, dalla base dei pozzi due squadre di scavatori dovevano procedere con gli scavi orizzontali in direzioni opposte, fino ad incontrarsi nel punto mediano.

LE CAMPAGNE DI INDAGINE

Le gallerie, a partire dal 2007, sono state ispezionate grazie all’ausilio di sofisticate apparecchiature, come sonde e robot filo-guidati. Nonostante ciò, non è ancora possibile definire la reale entità del sistema carrabile sotterraneo, in gran parte inesplorato. Serviranno dunque nuovi scavi e campagne di indagine per poter finalmente recuperare il percorso originario nella sua integrità. Speriamo che ciò avvenga al più presto, così da poter aprire al pubblico questa realtà piena di fascino.

Articoli correlati:

About artutto