Gli affreschi restaurati di S. Maria Antiqua

Fino al 4 novembre la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma apre le porte di S. Maria Antiqua, capolavoro di arte bizantina, per mostrare al grande pubblico i risultati ottenuti a seguito di otto anni di restauro. Dal lunedì al venerdì, ore 9.30-14.00, sarà possibile accedere su prenotazione a speciali visite guidate, che illustreranno per 45 minuti a gruppo la magnificenza di 250 metri quadrati di superficie dipinta, con storie del Vangelo e di Santi. La straordinarietà di ciò che verrà mostrato è dovuta anche al fatto che gran parte del patrimonio coevo a questo ciclo pittorico andò distrutto durante l’Iconoclastia, e dunque la chiesa rappresenta un raro esempio di decorazione religiosa di quegli anni che vanno dal VI all’VIII sec. d. C. Le fasi di restauro hanno compiuto un riconsolidamento degli intonaci, la pulitura delle superfici e soprattutto il riposizionamento delle pitture staccate grazie all’utilizzo d fibre di cabonio. Il costo della visita è di € 12 + € 9 (ovvero ingresso al Foro + visita guidata).
Ci pare ora doveroso ripercorrere per grandi linee la storia della chiesa e del suo ciclo decorativo.
Sorge essa all’interno del Foro Romano, sotto S. Maria Liberatrice (chiesa del XII sec.). E’ databile intorno al I sec. d. C., in età domizianea, ed era quindi in origine un edificio romano: si pensa fosse un atrio d’ingresso al Palazzo Imperiale di Domiziano. Con ogni probabilità, vi si inserì il culto mariano mariano a partire dagli inizi del V sec. Fu quindi ufficialmente trasformata in chiesa sotto Giustino (metà VII sec.): l’informazione la si ricava dal ritrovamento di due monete di quel tempo sotto le basi delle colonne. Fu la prima chiesa a non sorgere in zona periferica, ma al centro (come poi SS. Cosma e Damiano). Nell’847 d. C., rimase sepolta sotto i crolli di un disastroso terremoto e fu totalmente dimenticata. La prima riscoperta fu nel ’700, ma nel constatare che non si era in grado di restaurarla si preferì rinterrarla, per evitare ulteriori perdite. Fu poi definitivamente riportata alla luce da Giacomo Boni agli inizi del ‘900. Bisogna anzitutto notare come, essendo stata dimenticata, è pervenuta a noi tale e quale era in origine.
Sulla parete di fondo è uno dei più importanti palinsesti della storia dell’arte, composto da 4 strati:
- 1° STRATO -> Madonna con Bambino e Angelo. In origine, la Vergine doveva trovarsi fra 2 angeli, ma uno dei due è stato tolto quando si è rotto il muro per creare l’abside. Quindi, questo strato è precedente alla trasformazione ufficiale dell’edificio in chiesa (si data alla metà del VI sec.)
- 2° STRATO ->  realizzato fra VI-VII sec., rappresenta un’Annunciazione. E’ lo strato cui appartiene il cosiddetto Angelo Bello, così appellato per l’incredibile valore pittorico di questa figura. In questa scena, si passa infatti da un tipo di rappresentazione piatta, bidimensionale e frontale ad una che è stata giudicata addirittura pompeiana ed impressionista, in quanto vi sono passaggi cromatici e chiaroscurali senza nette linee di demarcazione.
- 3° STRATO -> vi sono 2 santi, S. Basilio e S. Giovanni Crisostomo, fatti realizzare da papa Martino nel 670. Lo stile è simile a quello dell’Angelo Bello.
- 4° STRATO -> sotto Giovanni VII, S. Gregorio Nazianzeno la inondò di pitture (705-7). Costui era particolarmente legato al luogo in quanto suo padre era Sovrintendente nei vicini Palazzi Imperiali. Decora anche tutto l’abside con la figura della Vergine ed una Crocifissione circondata da angeli e serafini. Il volto di Cristo è quello di Giustiniano II.

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