La pittura paleocristiana

I MOSAICI

Il termine mosaico deriva dal latino medievale musaicus, a sua volta derivante da Musa. Questo perché, nell’antichità  le Muse venivano onorate in grotte artificiali, decorate da disegni realizzati con piccole pietre colorate variamente accostate. Tra IV e V sec. questa tecnica diventa la più diffusa per la decorazione di pavimenti e catini absidali. Alle pietre dure (usate in epoca romana) si andarono però via via sostituendo tessere in pasta di vetro.

La volta del deambulatorio di Santa Costanza

 È la più antica decorazione musiva paleocristiana, per questo rivela ancora un forte legame con il naturalismo ellenistico. Si possono riconoscere due motivi ornamentali:
• uno geometrico, costituito da losanghe, cerchi e intrecci, entro i quali sono inseriti uccelli, piante e piccoli busti;
• uno più variegato e, per l’appunto, naturalistico.
Fra le scene più significative di quest’ultima tipologia è quella della vendemmia, che va caricandosi di evidenti valori simbolici cristiani.

Il catino absidale di Santa Pudenziana (390 ca.)

Il mosaico rappresenta Cristo in abiti regali, assiso su un trono gemmato, che tiene nella mano sinistra il codice della nuova legge. Tutt’intorno gli apostoli, insieme a San Paolo, gli fanno ala, seduti all’interno di uno spazio delimitato da un porticato a semicerchio. Pietro e Paolo, i più vicini al Redentore, vengono incoronati da due figure femminili: esse sono le personificazioni delle due Chiese, quella degli Ebrei e quella dei “gentili” (ovvero dei pagani), di pari dignità. Oltre il porticato è la città di Gerusalemme: si riconoscono la chiesa della Resurrezione, eretta da Costantino sul Santo Sepolcro, il tempio ottagonale dell’Ascensione, sul Monte degli Ulivi, e, al centro, il Golgota, sul quale spicca la croce gemmata, simbolo del Cristo. La croce, circondata dal Tetramorfo, risalta contro un cielo rosseggiante nell’ora del tramonto. La scena è concepita secondo uno spirito illusionistico che ricorda la pittura romana di età imperiale.

La Navata Centrale di Santa Maria Maggiore e l’Arco Trionfale

Realizzati durante il pontificato di Sisto III, i mosaici mostrano storie tratte dall’Antico Testamento: la vita di Abramo e Giacobbe a sinistra, quella di Mosè e Giosuè a destra. L’organizzazione delle scene ricorda quella romana delle colonne di Traiano e Marco Aurelio: sono infatti divise orizzontalmente, all’interno di un unico pannello.
Sull’arco trionfale, invece, sono le storie dell’infanzia di Gesù: a differenza che nei mosaici della navata, qui la prospettiva è stata abbandonata, in quanto le indicazioni di ambiente diventano per lo più irrilevanti. Questo per rendere più comprensibile ai fedeli di ogni strato sociale la narrazione, semplificata e trattata per fasce orizzontali. L’arco è sovrastato da un clipeo a tre fasce azzurre (probabilmente simboleggiante la Trinità), all’interno del quale è un trono gemmato, con i simboli della regalità di Cristo (mantello e corona) e della sua vittoria sulla morte (la croce gemmata); vi si pongono intorno Pietro, Paolo e i simboli del Tetramorfo. Al di sotto, una scritta in latino recita: “Il vescovo Sisto al popolo di Dio”.

OPUS SECTILE

Tra i migliori resti pervenuti in opus sectile (= tecnica di intarsi in marmo di colore diverso) vi sono i pannelli decorativi della parte superiore della basilica sull’Esquilino, detta di Giunio Basso (forse il padre del prefetto di Roma di cui si conserva il sarcofago):

pannello con la pompa circensis (IV sec. – Museo Nazionale Romano) -> raffigura su una biga un personaggio con una toga picta, probabilmente un console, nell’atto di dare il via alla corsa; alle sue spalle si dispongono in posizione simmetrica quattro cavalieri con tuniche di colore differente (ad indicare le fazioni sfidanti) e uno strano oggetto in mano, in cui alcuni studiosi riconoscono una palma, altri una racchetta da gioco.

pannello con la tigre che assale il vitello (IV sec. – Musei Capitolini) -> le figure degli animali sono rese con estrema raffinatezza e naturalismo, e vengono fatte risaltare su uno sfondo uniforme di colore nero.

• pannello con il Ratto di Hylas (IV sec. – Museo Nazionale Romano) -> è impreziosito da intarsi in madreperla ed alabastro.

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