Paolo Uccello (1397-1475)

L’ORIGINE DI UN BUFFO SOPRANNOME

 Nella bottega di Lorenzo Ghiberti si formò un certo Paolo di Dono, divenuto in seguito abile pittore e mosaicista. Lavorò costui nel cantiere della Porta Nord del Battistero di Firenze, occupandosi di riempire gli spazi vuoti con mirabili figure di uccelli. Eh sì, perché corre fama che fosse un grande amante degli animali, tanto da saper donare “volo agli uccelli, a’ pesci il corso e ‘l nuoto” (cit. VasariVite). E fu proprio questo profondo amore a  valergli il soprannome di Paolo Uccello, con cui la sua figura d’artista venne tramandata ai posteri.
Altri esempi di rappresentazioni faunistiche le ritroviamo in S.Maria Novella (1431 ca.), nella Creazione degli Animali, e nella Battaglia di San Romano (1450-6 ca.).

L’ASTRAZIONE NELLA RESA FIGURATIVA

Fu probabilmente la formazione da mosaicista a farlo propendere nel suo operato verso una certa stilizzazione delle forme e dello spazio. Difatti, egli era solito lavorare per nette campiture, con una forte linea di contorno a delimitare lo spazio, quasi a voler ritagliare le figure all’interno di esso. Questa astrazione genera, nelle sue opere, come un senso di irrealtà, reso più evidente dalle particolari cromie e dall’uso della prospettiva.
Si pensi, ad esempio, al Monumento Equestre al Condottiero Giovanni Acuto (1436): la scelta del monocromo fu certamente seguita per dare l’impressione di una scultura bronzea, ma non è solo questo dettaglio a conferire irrealtà e immobilismo alla figura, quanto soprattutto la demarcazione dei contorni. Ciò che tale resa evidenzia è l’idealità del personaggio più che la sua “carnalità”.

LE INDAGINI SULLA PROSPETTIVA

Il nostro artista ebbe un interesse a dir poco ossessivo per lo studio della prospettiva. Nelle sue opere non utilizzò quasi mai la perspectiva artificialis, in cui tutto viene ricondotto ad un unico punto di fuga, bensì la perspectiva naturalis, in cui ciascun oggetto o gruppo di oggetti sono indagati da punti di vista indipendenti. Anche ciò contribuisce all’effetto di irrealtà poco fa esposto.
E così vediamo come nel  Monumento Equestre al Condottiero Giovanni Acuto gli impianti prospettici siano due: uno ribassato per il basamento, l’altro frontale per cavallo e cavaliere.
Anche nella Battaglia di San Romano, si usano due griglie prospettiche differenti, che allontana lo sfondo dalla resa del primo piano. Ogni dettaglio rimane immobilizzato all’interno di questa rigida intelaiatura geometrica.
Molto fu rimproverato dai contemporanei per questo uso smisurato della prospettiva, non finalizzato a creare effetti di realtà. Ad esempio, Donatello gli appuntava di lasciare così “il certo per l’incerto”. Mentre Vasari scrisse nelle sue Vite

“si dilettò sempre di investigare faticose e strane opere nell’arte della prospettiva; e dentro tanto tempo vi consumò, che se nella figura avesse fatto il medesimo, ancora che molto buone le facesse, più raro e più mirabile sarebbe divenuto”.

In realtà è proprio tale peculiarità ad aver permesso una rivalutazione critica del suo operato, in chiave onirica.

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