I ninfei nell’Antica Roma

In origine, s’indicava con il termine ninfeo un luogo sacro ad una ninfa, spesso edificato presso una sorgente d’acqua. In epoca romana, questi edifici, presentanti il più delle volte vasche, vennero adibiti anche a luoghi di riunione, presso i quali era possibile sostare, adibire banchetti e trascorrere momenti di otium.
Fra i più importanti,  è il Ninfeo degli Horti Liciniani (300 d.C. ca.): questo è conosciuto anche con il nome di Tempio di Minerva Medica per un’erronea interpretazione delle fonti storiche, e sorgeva sull’Esquilino, in un luogo che era di proprietà dell’imperatore Licinio Egnazio Gallieno. Aveva pianta decagona con nicchie (25 m di diametro) ed era coperto da una cupola. L’apparato decorativo doveva essere molto sfarzoso, ma subì progressive spoliazioni nel corso dei secoli. In particolare, bellissimi mosaici in pasta vitrea dovevano ricoprire la cupola ed un rivestimento in opus sectile doveva correre per tutta la pavimentazione. Sono poi stati rinvenuti frammenti di colonne e capitelli, parti di trabeazione e statue, che ricomposte sono andate a formare un importante nucleo all’interno dei Musei Capitolini.

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