Hans Memling (ca.1435-1494)

L’EREDITA’ DEI “PRIMITIVI” FIAMMINGHI

Con il termine di “Primitivi fiamminghi” s’indica una serie di artisti operante negli antichi Paesi Bassi agli inizi del ’400.
Hans Memling appartiene alla seconda generazione, che ereditò gli stili inaugurati da quella rappresentata soprattutto da tre grandi maestri: Jan van Eyck, Robert Campin e Rogier van der Weyden.
Egli fu probabilmente discepolo di quest’ultimo, data la particolare corrispondenza fra la produzione giovanile del primo con le opere più tarde del secondo. Direttamente ripresi da Rogier sono: lo splendore cromatico, l’eleganza compositiva ed il realismo descrittivo. Ma a differenza del Maestro, Hans non fa corrispondere a tale realismo descrittivo un realismo di tipo espressivo: i suoi personaggi sono infatti privi di pathos e la drammaticità degli eventi pare venir sublimata in una dimensione spirituale e malinconica.
Ne è un esempio la “Passione di Torino” (1470): la vita cittadina è rappresentata con estrema minuzia, ma la continuità spaziale che l’artista mette in atto nell’opera fa perdere di vista l’evento tragico che ivi si sta svolgendo.

L’IMMAGINE NELL’IMMAGINE

Peculiarità dell’arte fiamminga è l’inserimento di “immagini nell’immagine”: spesso si tratta di dipinti o sculture interne alla composizione, altre volte sono semplici riflessi restituiti da superfici specchiate.
Anche nelle opere di Hans Memling possiamo ritrovare il ricorso a tale pratica. Uno dei più begli esempi è nel “Dittico di Brouges” (1487): alle spalle della Vergine è uno specchio tondo che restituisce l’immagine dei protagonisti, mostrando fra l’altro alcune componenti spaziali che sarebbe impossibile visualizzare nel primo piano. In questo modo, quella che sembra una rappresentazione in secondo piano può, ad intermittenza trasformarsi in una rappresentazione in primo piano.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Si tratta di un trittico commissionato dal banchiere fiorentino Angelo Tani e destinato a Firenze. Purtroppo l’opera non giunse mai a destinazione, in quanto venne trafugata dal corsaro Paul Benecke durante la navigazione nella Manica, e donata da questo alla cattedrale di Danzica, sua città natale.
Questo “Giudizio Universale”, databile al 1470 ca., è particolarmente interessante in quanto, pur essendo direttamente ispirato a quello di van der Weyden, si distanzia in molti particolari dai precedenti nordici: se infatti era prerogativa dei fiamminghi inondare di scene grottesche e fantasiose questo soggetto iconografico, Hans si mostra invece più moderato da questo punto di vista, e preferisce concentrarsi sull’anatomia umana, mostrata nelle più svariate posizioni.

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