Masolino da Panicale (1383-1440)

FORMAZIONE E PRIMI ANNI DI ATTIVITA’

I primi quarant’anni di vita ed attività di Masolino sono pressoché un mistero, in quanto vi è un assoluto silenzio documentario in merito ad essi. Ciò è in parte legato all’offuscamento che subì la sua attività pittorica, in relazione a quella del più giovane ed abile collega Masaccio.
E così, una prima fonte attendibile è fornita dalle Vite vasariane; tuttavia subirono anch’esse il condizionamento della linea critica pro-masaccio.
E’ dunque utile, per un giudizio obiettivo sul suo operato, delimitare l’entità della dipendenza stilistica che unì Masolino a Masaccio, e riconoscere così una sostanziale originalità anche nel linguaggio pittorico dell’artista di Panicale.
Egli si formò probabilmente presso la bottega di Gherardo Starnina, esponente di spicco della corrente tardo-gotica in Italia. Ma la mediazione che operò fra tale matrice tardo-gotica e le novità (soprattutto prospettiche) del Rinascimento fiorentino, hanno fatto ipotizzare anche una possibile frequentazione della bottega di Lorenzo Ghiberti.
Di certo, è che si trovava a Firenze nel 1423, quando s’iscrisse all’Arte dei Medici e Speziali.
Per quanto riguarda il possibile apprendistato che compì Masaccio presso di lui, la critica moderna è giunta a rigettare totalmente questa possibilità, inizialmente avanzata dallo stesso Vasari: difatti, neanche le prime opere di Masaccio dimostrano influssi del presunto maestro; è semmai più vero il contrario. I due si trovarono dunque semplicemente a collaborare, sia perché conterranei, sia perché dovette fare da tramite Paolo Carnesecchi, ricco mercante iscritto come entrambi i pittori all’Arte dei Medici e Speziali.
Fra le opere pre-collaborazione, ricordiamo essenzialmente una Madonna dell’Umiltà, a lui attribuita per l’eleganza e la dolcezza del volto della Vergine.

LA COLLABORAZIONE CON MASACCIO

I più recenti studi sono concordi nello stabilire al 1423-4 una prima collaborazione fra Masolino e Masaccio, nel Trittico Carnesecchi oggi andato quasi completamente perduto.
Fra i più interessanti dipinti frutto di questa collaborazione, sono comunque da ricordare:

  • la Madonna, il Bambino e Sant’Anna metterza (1424);
  • gli affreschi in Cappella Brancacci, nella Chiesa del Carmine a Firenze (1426);
  • il Polittico di Santa Maria Maggiore (1427-8);
  • gli affreschi in Cappella Branda Castiglione, nella Basilica di San Clemente a Roma (1427-8).

Nella prima opera menzionata, è particolarmente evidente il divario stilistico fra i due: se infatti il gruppo centrale di Masaccio, con la Vergine ed il Bambino (più l’angelo di scorcio in alto), è caratterizzato da un’incredibile intensità emotiva dei personaggi e da una resa cromatica più incisiva, le figure di Masolino sono invece più morbide ed idealizzate, e la cromia è più tenue. Una curiosità interessante è legata al personaggio della Sant’Anna: pare infatti che Leonardo si riferì alla gestualità della sua mano, nel realizzare l’analogo gesto della Madonna nella Vergine delle Rocce.
Altre importanti differenze fra lo stile di Masaccio e quello di Masolino si possono poi trovare nel ciclo di affreschi nella Cappella Brancacci, nelle scene con Adamo ed Eva come protagonisti: se infatti nella Tentazione di Adamo ed Eva di Masolino, i progenitori sono mostrati sereni, placidi, lontani dallo spazio e dal tempo, estremamente realistici e drammatici sono i due nella Cacciata dal Paradiso Terrestre di Masaccio, ritratta nel pilastro di fronte.

LA MEDIAZIONE FRA TARDO-GOTICO E RINASCIMENTO

Masolino raggiunse i più alti traguardi in pittura proprio in Cappella Brancacci, nelle scene della Predica di San Pietro e della Guarigione dello storpio e resurrezione di Tabita, tratte dagli Atti degli Apostoli. In esse, infatti, la sua ispirazione pittorica fiabesca e cortese, si trova a convivere con un’eccellente resa prospettica, molto ammirata dai contemporanei e dagli artisti successivi, che vollero vedervi la mano di Masaccio. Essa fu invece quasi sicuramente realizzata da Masolino, a cui forse il giovane collega fornì semplicemente lo schema. Questo è deducibile dall’analogo punto di fuga scelto dai due nelle scene dipinte, l’una di fronte all’altra, per restituire un’unitarietà d’insieme allo spettatore.
Nell’episodio della Predica, particolarmente ammirevole è la resa dei volti degli astanti: essi infatti, nella loro mitezza ed uniformità, sono comunque sapientemente differenziati, e così se della monaca in primo piano vuole essere messo in evidenza il comportamento attento, di quella in secondo piano viene mostrato il timore mediante lo sguardo accigliato.
Nell’episodio della Guarigione, Masolino mostra più avvenimenti nella stessa quinta architettonica. Fanno da elemento di raccordo i due personaggi al centro riccamente abbigliati, che ricordano quelli tipici di Gentile da Fabriano. La scena è calata in un’ambientazione cittadina contemporanea all’artista, di cui viene attentamente descritta la vita quotidiana, come era nell’usanza tardo-gotica: si vedano, ad esempio, le gabbie appese alle pertiche, o le scimmiette sui davanzali. Tutti gli edifici di contorno rispettano le leggi prospettiche rinascimentali, rappresentandone una delle più ardite “messe in pratica”.

LA RESA PAESAGGISTICA

I paesaggi di Masolino sono di diretta derivazione giottesca: essi sono in gran parte caratterizzati da montagne scheggiate, come nel Paesaggio ungherese, ben distanti da quelle più “selvaggie” e meno idealizzate che Masaccio realizzò in Cappella Brancacci. Il dipinto citato rappresenta inoltre il primo esempio italiano di pittura di paesaggio a sé stante, su scala monumentale: in esso non vi è, infatti, l’inserimento di alcuna scena sacra, mitologica o allegorica.

UN SOGGETTO PARTICOLARE…

Uno fra i soggetti più enigmatici della storia dell’arte è quello della tavola centrale della Pala Colonna, inizialmente destinata alla Basilica di Santa Maria Maggiore: è qui raffigurata la Fondazione della Chiesa, ad opera di papa Liberio, nel luogo di una miracolosa nevicata (si verificò nell’agosto del 358). Il mistero di quest’opera si cela nelle strane sagome sottostanti il clipeo con Gesù Cristo e la Madonna: alcuni ufologi hanno infatti voluto forzatamente vedere in esse dei dischi volanti, mentre invece non si tratta che di nubi, già similmente disegnate da Masolino in altri dipinti.
Altra questione che ha sollevato il dipinto è legata alla datazione: esistono infatti due orientamenti critici che vogliono vedere in essa la prima opera realizzata in collaborazione con Masolino, o altrimenti l’ultima, a seconda che si faccia risalire la datazione al 1423 (anno del giubileo di Martino V) oppure al 1428, poco prima della morte di Masaccio, che perciò poté soltanto realizzare il pannello laterale con i Santi Girolamo e Giovanni Battista.

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