Masaccio (1401-1428)

L’UMANESIMO IN PITTURA

Se Brunelleschi e Donatello possono essere considerati i fondatori dell’Umanesimo in architettura e in scultura, spetta sicuramente a Masaccio il primato per quanto riguarda la pittura. Egli riassume, infatti, nelle sue opere tutti i punti cardini del movimento, dalla rivoluzione prospettica alla resa dei personaggi con dignità morale.
Bernard Berenson vide in lui un “Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò”.

LA COLLABORAZIONE CON MASOLINO

La tradizione a lungo volle Masaccio allievo del conterraneo Masolino, anche perché lo stesso Vasari parla di questo apprendistato nell’edizione del 1568 delle Vite. Tuttavia, ad oggi, tale ipotesi è stata rifiutata, in quanto neanche le prime opere di Masaccio dimostrano influssi del presunto maestro; è semmai più vero il contrario, in quanto fu Masolino ad acquisire maggior vigore a seguito della collaborazione con Masaccio. E’ dunque più probabile che i due si trovarono a lavorare insieme per ragioni pratiche.
Furono frutto della loro collaborazione opere come:

  • la Madonna, il Bambino e Sant’Anna metterza (1424);
  • gli affreschi in Cappella Brancacci, nella Chiesa del Carmine a Firenze (1426);
  • il Polittico di Santa Maria Maggiore (1427-8);
  • gli affreschi in Cappella Branda Castiglione, nella Basilica di San Clemente a Roma (1427-8).

Le differenze fra i due stili sono ravvisabili soprattutto nella prima opera menzionata, in cui sono probabilmente di Masolino la Sant’Anna e gli angeli (ad eccezione di quello in alto) e di Masaccio il gruppo centrale con la Vergine ed il Bambino. Quest’ultimo si mostra infatti più abile nel donare intensità ai suoi personaggi e nella tecnica chiaroscurale, cosicché i volumi vengano restituiti tramite l’uso delle ombre. Pare inoltre che sia di Masaccio anche l’angelo centrale per la particolare posizione scorciata che lo contraddistingue.

IL VIGORE DEI PERSONAGGI

Masaccio perseguì sicuramente in pittura la missione di restituire un senso etico alla figura umana. Per questo, ogni personaggio che raffigura nelle sue opere è caratterizzato da una propria individualità, ed i sentimenti che lo contraddistinguono sono resi quasi espressionisticamente.
Si pensi alla Crocifissione della Galleria di Capodimonte (1425), in cui la disperazione della Maddalena è espressa dal rosso della sua veste e dai biondi capelli che disordinati  su essa si spargono.
O alla Cacciata dei progenitori dal Paradiso Terrestre in Cappella Brancacci, in cui i protagonisti, estremamente realistici nelle loro fattezze, compiono gesti carichi di espressione e sono illuminati da una luce tagliente che acuisce il senso del dramma.
Interessanti sono anche le scelte operate nella scena del Tributo, sempre in Cappella Brancacci: ogni personaggio ha una sua caratterizzazione, da Gesù con un volto estremamente armonioso (per i lineamenti gentili, alcuni lo attribuiscono a Masolino), agli apostoli definiti dalla fermezza nell’accettazione della loro missione, al miserando gabelliere.

LE SCELTE PROSPETTICHE

Masaccio fu estremamente abile nella resa prospettica, tanto che alcuni ipotizzano una sua possibile collaborazione col Brunelleschi.
Interessanti sono le scelte da lui operate in Cappella Brancacci e nella Trinità di Santa Maria Novella.
Nella prima, l’impianto prospettico prevede un identico punto di vista centrale per tutto il ciclo, così che lo spettatore colga un’unitarietà di linguaggio, sia che si rivolga da un lato che dall’altro. Bellissimi sono gli scorci creati dalle architetture, come nella scena del Tributo, dove archi e gradini sono resi con precisione.
La perfezione tecnica è tuttavia raggiunta nella Trinità, in cui Vasari definisce l’eccellenza nella resa della “volta a mezza botte tirata in prospettiva, e spartita in quadri pieni di rosoni, che diminuiscono e scortano così bene, che pare che sia bucato quel muro”. Anche le figure, soprattutto la Vergine e l’apostolo Giovanni, sono scorciate con precisione, così da inserirsi nell’ambiente non per giustapposizione ma secondo precise regole geometriche.

LA MORTE PREMATURA

La morte prematura, avvenuta nel 1428 all’età di appena ventisette anni, impedì a Masaccio di proseguire i suoi studi innovativi sulla resa della prospettiva e della dimensione psicologica dei personaggi. Ciò nonostante, sono già da ritenere incredibili le mete raggiunte nel campo pittorico, proprio in relazione alla giovane età.

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