Mario Schifano (1934-1998)

Esattamente 15 anni fa moriva a Roma Mario Schifano.
Considerato dai più il massimo esponente della Pop Art italiana, come Warhol era solito inserire nelle sue opere immagini provenienti dai “bombardamenti” dei mass media, ma a differenza del collega americano le sottoponeva ad un’operazione altamente concettuale: egli infatti studiava i diversi tipi d’inquadratura a cui potevano essere sottoposti i soggetti pop, ma poi comunque manteneva la dimensione artigianale del fare pittura, tenendo alla “mano dell’artista”, quando un Warhol mirava a farla scomparire a mezzo delle sue immagini serigrafate.
Inoltre era assolutamente contrario  alla possibilità che le sue opere potessero essere riprodotte tecnicamente: il che è probabilmente legato al gran numero di falsi che si diffusero in tutto il mercato dell’arte, data l’apparente semplicità con cui esse venivano create.
I suoi lavori si contraddistinguono per una preferenza accordata alla monocromia, e alla carta da imballaggio come supporto. Essa veniva incollata alla tela e dipinta con smalti commerciali, di quelli utilizzati per la verniciatura delle automobili. Il rimando evidente è alla cartellonistica pubblicitaria.
Fra le opere più importanti vanno ricordate quelle dedicati ai grandi marchi, quali soprattutto l’Esso e la Coca-Cola, e alla natura.
Grande sperimentatore dei vari linguaggi dell’arte, fu fra i primi ad utilizzare il computer per creare opere.
S’interessò inoltre anche alla musica: come Warhol aveva scoperto i Velvet Underground, lui si dedicò a Le Stelle di Mario Schifano.
Oltre che per le sue creazioni, si tramandò di lui la sregolatezza di vita, che lo fece additare come “artista maledetto”: nel corso della sua esistenza fu infatti più volte arrestato per droga, fu internato in manicomio per cercare di “ridurne l’esuberanza” e addirittura tentò il suicidio.
Ma a noi piace ricordarlo in piazza, mentre si esibisce nella realizzazione di grandi opere attorniato da allievi e da un pubblico curioso, di rado abituato a tale estrosità.
Inoltre non riporteremo qui alcuno dei suoi lavori, rispettosi del suo desiderio che essi siano osservati da vicino, e non  mediante riproduzioni.

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