Lorenzo Ghiberti (1378-1455)

IL CONCORSO PER LA PORTA NORD DEL BATTISTERO DI FIRENZE

Il XV secolo si aprì con un evento molto importante: nel 1401 fu infatti indetto dall’Arte dei Mercanti un concorso per la realizzazione della seconda porta del Battistero di Firenze.
I partecipanti vennero chiamati a realizzare come prova d’esame una formella avente “Il Sacrificio d’Isacco” come soggetto: doveva essere dunque rappresentato Abramo nell’atto di sacrificare suo figlio, l’angelo intervenuto per fermare il sacrificio, l’ariete da immolare al posto di Isacco e infine il gruppo con l’asino e i due servitori; il tutto doveva essere delimitato da una cornice quadriloba mistilinea, per coerenza con le formelle che Andrea Pisano aveva già realizzato per la prima porta.
Degni sfidanti furono Brunelleschi e Ghiberti.
Essendo giunti fino a noi i saggi, possiamo giudicare le formelle così da capire la decisione della giuria.
Nella formella del Ghiberti traspare un eccezionale eleganza di stampo ancora gotico, dove la drammaticità dell’evento viene stemperata in virtù di una serenità data dalla fede; inoltre, il tutto è contenuto all’interno della cornice, in un rapporto ben studiato fra figure e spazio. Totalmente divergente lo stile del Brunelleschi, che decise di trattare l’argomento in chiave ben più drammatica: da qui le figure difficilmente trattenute all’interno della cornice, mosse da un vivo pathos, come anche la scelta di rappresentare l’angelo nel momento in cui letteralmente strappa dalle mani di Abramo il coltello del sacrificio.
Nella competizione, secondo il biografo Antonio Manetti, Filippo vinse alla pari col Ghiberti che, però, si rifiutò di collaborare con lui, avendo la meglio sul rivale. Da altre fonti, l’assegnazione pare invece unanime verso il Ghiberti, nonostante la maestria dimostrata dallo sfidante.
In ogni caso, la preferenza data al Ghiberti derivò sicuramente dalla sua maggior compostezza rispetto all’animata drammaticità descritta dal Brunelleschi: la formella doveva infatti essere parte di un complesso di ben 28 pannelli, per cui preferibile risultò l’assenza di esuberanze e  la capacità di contenere l’episodio nella cornice prestabilita.

LA RESA DELL’AMBIENTAZIONE NELLE FORMELLE DELLA PORTA NORD DEL BATTISTERO

La tecnica del Ghiberti nella resa degli ambienti consiste nella tenue evocazione di essi, tralasciandone così la descrizione minuziosa in virtù di una maggiore sobrietà. Ciò era già evidente nella formella con Il Sacrificio di Isacco, dove a far intuire la presenza di un paesaggio aperto era a mala pena quella roccia che tagliava obliquamente la scena, in cima alla quale si trovava l’ariete sacrificale.
Ma questo avviene anche nelle altre formelle, cosicché un semplice archetto allude alla camera in cui la Vergine riceve l’annuncio dall’angelo, o quattro colonne architravate bastano per suggerire il palazzo di Pilato nella formella con la Flagellazione.

LE NOVITA’ STILISTICHE DELLA PORTA DEL PARADISO

Nel 1425, il Ghiberti ricevette l’incarico di realizzare anche l’ultima porta del Battistero. Erano ormai passati molti anni dal precedente lavoro e molte erano state le innovazioni stilistiche introdotte a Firenze. E così Lorenzo non poté che far sue queste nuove tendenze, dando prova di un’eccezionale maestria nell’applicazione di esse. E ciò valse alla sua opera il titolo di Porta del Paradiso, epiteto dato da Michelangelo ad indicare la superba raffinatezza delle dieci formelle dorate. In esse egli mise in pratica la tecnica dello stiacciato introdotta da Donatello per la resa delle distanze spaziali, di modo che “si vedono le figure che sono propinque apparire maggiori e le remote minori”. Il tutto in un ambientazione ben più ampia e naturalistica che gli permise l’inserimento di un numero di figure assolutamente maggiore rispetto a quello della Seconda Porta. Sono addirittura un centinaio, come si vantò egli stesso, in scene come L’incontro della Regina di Saba con Re Salomone o nelle Storie di Giuseppe.
Nel 1452, ad opera conclusa, risultando a chiunque evidente la superiorità artistica di quest’ultima porta rispetto alla precedente, se ne decise la collocazione dirimpetto alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, destinando l’altra al lato nord.

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