Domenico Ghirlandaio (1449-1494)

IL PITTORE DEL CONTEMPORANEO

Ben pochi artisti presentano nelle loro opere riscontri così precisi con la realtà a loro contemporanea, dalla moda agli ambienti, come Domenico Ghirlandaio: nelle sue rappresentazioni, le storie sacre diventano talvolta un mero pretesto per riprodurre la sua gente, ovvero l’ambiente mediceo, e i suoi luoghi, ovvero quella Firenze in cui era nato e in cui risiederà per tutta la vita, salvo i brevi soggiorni romani. Questo gli permise in breve tempo di raggiungere una grande fama: infatti, i committenti si sentivano appagati nel vedersi ritratti sulle pareti di quei luoghi che li vedevano ogni giorno protagonisti della vita cittadina; a ciò era inoltre da aggiungere l’indubbio ritorno che ricevevano dall’essere riconosciuti anche dal popolo fiorentino in quell’esaltazione che di loro era stata realizzata dal nostro Domenico, “fatto dalla natura per essere pittore” (come scriveva il Vasari nelle sue Vite).
In tal senso, mi sento di citare opere come la “Natività di Maria” (1486), in Santa Maria Novella. All’interno di una stanza di chiaro gusto alto-borghese, con pilastri istoriati e un bassorilievo con putti, trova posto l’evento sacro, calato perfettamente nella realtà quattrocentesca. Tutto è assolutamente “normale” e quotidiano, dalle donne che conversano fra loro, alla dolcezza del volto della madre che guarda con affetto la sua figlioletta. Ognuna delle protagoniste è inoltre abbigliata sontuosamente, secondo la moda rinascimentale, con vesti preziosamente ricamate e dai colori sgargianti. La prima del gruppo di sinistra è proprio una contemporanea: Ludovica Tornabuoni, figlia del committente dell’opera.
Altro esempio molto calzante è rappresentato dalla “Conferma della Regola” (1485), in Santa Trinità: fra i personaggi, infatti, sono assolutamente riconoscibili Lorenzo il Magnifico e i suoi figli, accompagnati questi ultimi dal grande letterato Angelo Poliziano.

LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ASPETTO EMOTIVO: SERENITA’ E NATURALEZZA

Come dicevamo nel precedente capitoletto, il Ghirlandaio soleva trarre ispirazione per la sua arte direttamente dalla vita quotidiana. Per questo, anche nella resa degli stati emotivi dei personaggi, studiava le situazioni più semplici dell’esistenza di tutti i giorni, riuscendo a restituire la stessa naturalezza del reale nel fittizio.
Si veda, ad esempio, nel dettaglio dei chierichetti nel ciclo delle “Storie di Santa Fina” come tutto è umanizzato e verosimile: un primo ragazzo partecipa commosso alla drammaticità dell’evento, un altro si guarda invece intorno divertito, mentre un terzo sembra distratto dalla croce che tiene in mano. In questa come in altre opere è inoltre possibile rendersi conto come egli privilegi gli stati d’animo sereni rispetto a quelli tragici ed intensi, estranei al suo modo di essere e alla sua condizione di uomo perfettamente integrato nel suo tempo.

CURIOSITA’

Il Ghirlandaio ebbe l’onore di essere fra quegli artisti chiamati a Roma da Sisto III per la decorazione della Cappella Sistina: purtroppo la Resurrezione del Cristo da lui realizzata fu gravemente danneggiata nel 1522 dal crollo della porta, tanto che dovette essere successivamente ridipinta da Hendrik van den Broeck.

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