Albrecht Durer (1471-1528)

LA FEDE IN CRISTO

Durer fu dai contemporanei profondamente ammirato, non soltanto per la sua maestria artistica, ma anche per la sua virtus (fra l’altro, come Raffaello, era nato il giorno del venerdì santo). Lo stesso artista vedeva nella sua opera un mezzo per aspirare alla dimensione trascendentale: si pensi all’Autoritratto con fiore di eringio, accompagnato da un’iscrizione che recita “Le mie cose vanno come ordinato lassù”; lo stesso fiore di eringio è un richiamo simbolico alla fede in Cristo. Una delle opere più interessanti per analizzare il legame fra fede e arte è poi Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo: essa è stata interpretata come una rappresentazione del miles christianus che procede sul cammino della virtù ignorando i pericoli e le tentazioni. Si noti, ad esempio, la Turris expugnabilis, rappresentata sul fondo: è essa una paradisiaca ricompensa di chi vince la Morte, ovvero di colui che è forte nella Fede. La Morte è invece rappresentata con una clessidra (una sorta di memento mori), e ha serpi sulla testa, che simboleggiano il peccato e quindi la morte eterna. Il cane che fedelmente segue il cavaliere è ancora una volta simbolo della fede in Cristo.

LA TECNICA DELL’INCISIONE

Scriveva Erasmo nel 1528, anno della morte di Durer, come la sua grandezza risiedesse nel riuscire a dare espressione al tangibile e all’intangibile con delle semplici linee nere. Con questa dichiarazione, dimostra come in gran parte il nome di Durer sia legato all’ambito dell’incisione, mentre raramente gli veniva riconosciuto uno stesso merito in quello della pittura.

GLI INTERESSI ALCHEMICI

Durer nutriva profondo interesse per gli studi alchemici: in particolare, conosceva i testi di Tritemio, Pirckheimer e Celtis. La stessa città di Norimberga, poi, aveva una precisa tradizione, connessa alla figura e ai discendenti di Federico di Hollenzollern. L’alchimista era l’uomo in grado di compiere una trasmutazione interna, spirituale. Ogni trasmutazione comprendeva un passaggio attraverso quattro fasi: Melanosi (nigredo), Albanosi (bianco), Xantosi (giallo) e Iosi (rosso). Ogni fase corrisponde a un elemento: I-terra, II-acqua, III-aria, IV-fuoco. Si partiva dalla putrefazione degli elementi, procedendo poi con l’unione degli opposti, quindi era il lavaggio, o passaggio ad un colore unico. Riferimenti all’alchimia all’interno della produzione di Durer sono soprattutto in Melancolia I. È ritenuto sua fonte principale il De Occulta Philosophia di Agrippa. La Melancolia viene identificata con la melanosi o “nigredo”, prima fase del processo alchemico (da qui Melancolia I = Melancolia, Primo Stadio). Dunque, Melancolia (ovvero bile nera, l’umore che determina la corrispondente complessione dell’uomo) come stato di nerezza iniziale della materia impura e velenosa, destinata alla salutare trasmutazione. L’atteggiamento cogitativo del melanconico (la testa appoggiata alla mano) era considerato proprio dell’alchimista. Le figure più interessanti che trovano spazio nell’illustrazione sono:

  • la Donna Negra -> simboleggia, con il suo pugno chiuso, l’unità dei quattro elementi;
  • l’Astro Oscurato -> l’eclissi vuole lasciar intendere il passaggio che sta avvenendo fra lo stato di nerezza e l’albedo successiva;
  • il Forno-Torretta -> era l’athanor, ovvero il forno utilizzato per compiere il processo alchemico (non c’è fuoco, ma il quadrato magico è simbolo di esso);
  • la Scala a Sette Pioli -> simbolo di ascensione, ma anche di sapienza;
  • la Borsa -> è la borsa d’alchimista, divisa in 3 zone per la necessità di custodire oggetti di diversa natura.
Claudia Sole
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