L’arte paleocristiana-bizantina a Ravenna

CONTESTO STORICO

Nel 395, dopo la morte di Teodosio il Grande, l’impero romano fu diviso in due parti, assegnate ai suoi due figli:
- l’Impero d’Oriente, governato da Arcadio;
- l’Impero d’Occidente, governato da Onorio.
Quest’ultimo pose la capitale del suo Impero a Ravenna, che quindi visse un periodo estremamente fiorente dal punto di vista artistico (fra l’altro, divenne anche sede vescovile). Essa, data la sua posizione geografica, divenne punto d’incontro delle tendenze paleocristiane e bizantine. Inoltre, in essa più che altrove, architettura e mosaici vennero intesi l’una in funzione degli altri.

ARCHITETTURA & MOSAICI

Mausoleo di Galla Placidia (metà V sec.)

Galla Placidia era la sorella di Onorio e, alla morte di quest’ultimo, divenne reggente in nome del figlioletto Valentiniano III. Ella volle costruire quello che avrebbe dovuto essere il suo sepolcro ma, recatasi a Roma in pellegrinaggio nel 450, vi morì nello stesso anno e il suo corpo fu collocato nella tomba di famiglia in San Pietro. Il suo mausoleo ricorda nella pianta irregolare una croce latina, con volte a botte a coprire i quattro bracci ed una cupola all’incrocio di questi. L’esterno, realizzato con mattoni a vista, si presenta estremamente povero, ornato da semplici archetti ciechi che lo percorrono tutto intorno; neanche la cupola viene resa visibile, essendo essa coperta dal tiburio. Ciò in assoluto contrasto con l’interno, che invece è caratterizzato da una stupefacente ricchezza ornamentale. Ogni parete è ricoperta da marmi e mosaici, tra cui sono particolarmente significativi:
- quello della cupola, rappresentante una notte stellata con al centro una croce gemmata e i simboli del Tetramorfo nei quattro pennacchi;
- le coppie di Santi ai quattro lati sottostanti la cupola;
- la lunetta con il Martirio di San Lorenzo, che si dirige verso la graticola tenendo la Croce;
- la lunetta con il Buon Pastore, in cui Cristo, riccamente abbigliato, è raffigurato nell’atto di accarezzare una pecora mentre, con l’altra mano, regge la croce.

Il Battistero degli Ortodossi (400-450 ca.)

Iniziato dal vescovo Orso e concluso dal vescovo Neone, ha pianta ottagonale con absidi sui quattro lati, ed è coperto da una calotta, celata dal tiburio. Anche qui la sobrietà dell’esterno si contrappone alla ricchezza dell’interno: le pareti sono ricoperte in opus sectile di porfido e marmi pregiati, mentre nella cupola un mosaico rappresenta, al centro, il Battesimo di Cristo, circondato tutt’intorno dagli  apostoli, guidati da Pietro e Paolo.

Sant’Apollinare Nuovo (505)

Fu fatta erigere da Teodorico per il culto ariano. È un edificio a tre navate, preceduto da un nartece e la cui navata centrale è conclusa da un’abside semicircolare. Le arcate a tutto sesto che dividono le navate sono sorrette da colonne con pulvino. I mosaici appartengono ad epoche differenti:
- la fascia inferiore della parete di destra della navata centrale mostra il Palazzo di Teodorico in prospettiva ribaltata (vengono mostrati tre lati dell’edificio schiacciati come appartenessero ad uno solo); inizialmente dei personaggi erano raffigurati all’interno degli archi, probabilmente esponenti della corte di Teodorico (ne restano ancora delle tracce), ma poi vennero sostituiti da tendaggi. La fascia inferiore della parete di sinistra mostra invece il Porto di Classe. Sempre su questo registro sono infine le contrapposte processioni di Santi Martiri e Sante Vergini, caratterizzate da ripetitività gestuale, preziosità dell’abbigliamento e bidimensionalità.


- la fascia mediana mostra, ai lati di finestre, Santi con vesti morbidamente panneggiate, ognuno dei quali tiene un volume;
- la fascia superiore ospita la narrazione della Vita di Cristo, rappresentata in maniera ben poco naturalistica.

Mausoleo di Teodorico (520 ca.)

Fu voluto da Teodorico come suo sepolcro. L’edificio è a pianta decagonale, su due livelli, di cui l’ultimo sorregge, attraverso un basso tamburo, una cupola monolitica. Esso è realizzato in bianca pietra d’Istria. Le tecniche costruttive romane si fondono qui con uno stile decorativo di tipo barbarico, particolarmente evidente nei motivi geometrici della cornice al di sotto della calotta (ricorda i motivi dell’oreficeria gotica).

San Vitale (532-547)

Iniziata sotto il vescovo cattolico Ecclesio e terminata sotto Vittore, San Vitale richiama nell’impianto la Basilica di San Lorenzo a Milano. La pianta è ottagonale, preceduta originariamente da un quadriportico, e termina in altezza con un tiburio (anch’esso ottagonale), che (come nel Mausoleo di Galla Placidia e nel Battistero degli Ortodossi) cela totalmente la cupola interna. Il rivestimento è in mattoni. Diversi corpi si dipartono dalla struttura centrale. Vi si accede attraverso due ingressi distinti, posti su due lati adiacenti dell’ottagono. La visione complessiva dell’ambiente interno cambia a seconda dell’ingresso dal quale si accede: uno da infatti l’impressione di uno sviluppo pressoché longitudinale della basilica, l’altro lascia invece percepire l’effettiva centralità della sua pianta. All’ottagono perimetrale se ne somma un secondo, i cui lati si dispiegano come petali di un fiore, aprendosi in esedre. Otto massicci pilastri sono posti a sostegno della sovrastante cupola, mentre colonne dotate di un pulvino riccamente decorato sorreggono le arcate che dividono l’ottagono centrale dalle esedre stesse. Al piano superiore, si affaccia un matroneo. Fra l’ambienti più significativi, sono inoltre da menzionare, ai due lati dell’abside semicircolare: il diaconicon (per la conservazione del pane e del vino) a destra, e la protesis (per la conservazione degli arredi sacri) a sinistra.
I mosaici che rivestono le pareti dell’intero vano presbiteriale costituiscono uno dei punti più alti dell’arte ravennate. Fra di essi:
- l’Agnello sacrificale al centro della volta del presbiterio, che rappresenta la chiave interpretativa dell’intera decorazione, che quindi s’impronta sul tema del sacrificio;
- il Sacrificio di Abramo (sulla lunetta della parete sinistra) e il Sacrificio di Abramo e di Melchisedec (sulla lunetta della parete destra);
- Giustiniano con i dignitari e Teodora con le dame di corte che offrono in dono alla basilica, nel giorno della sua consacrazione, preziose suppellettili liturgiche (sulle due pareti della conca absidale) -> tale evento in realtà non ebbe mai luogo, tanto che i regnanti non si recarono mai a Ravenna; tanto più acquista importanza in quanto essi vengono mostrati come apparizioni divine. Tutte le figure sono statiche e frontali, ma ognuna ha una propria connotazione fisica: l’intento è dunque ritrattistico (nel corteo di Giustiniano, è posta addirittura un’iscrizione sopra il capo di un personaggio, identificabile così in Massimiano). Da notare anche il preziosismo delle vesti, la ricchezza cromatica e l’irrealtà del fondo dorato.


- Cristo fra due angeli, San Vitale ed Ecclesio (sulla semicupola dell’abside) -> Cristo, assiso sul globo, riceve il modello della chiesa da Ecclesio e contemporaneamente offre la corona del martirio a San Vitale.

Sant’Apollinare in Classe

D’impianto longitudinale a tre navate, termina con un abside semicircolare. Particolarmente significativo e di difficile comprensione è, all’interno, il mosaico che riveste il catino absidale: al centro è raffigurato Sant’Apollinare, patrono della città, in atteggiamento orante, circondato da dodici pecore simboleggianti non i dodici Apostoli (come quelle sopra il catino absidale) bensì i primi cristiani di Ravenna. Tutto s’inserisce nel contesto di un giardino paradisiaco. In alto, si nota, fra le nuvole rossastre,  la mano di Dio che indica il grande cerchio stellato, all’interno del quale è una croce gemmata col volto di Cristo all’incrocio dei due bracci. Il braccio orizzontale è inoltre chiuso dai due simboli dell’alfa e dell’omega, mentre quello verticale dalla scritta greca “pesce” (con cui si era soliti indicare il Cristo Salvatore) e da quella latina “Salvezza del mondo”. Ai lati del cerchio sono le figure di Mosè ed Elia. I tre agnelli divisi dal gruppo rappresentano invece Pietro, Giacomo e Giovanni, testimoni della Trasfigurazione di Cristo nell’episodio evangelico. Infine, tra le finestre, entro nicchie a conchiglia, sono collocati i vescovi ravennati Severo, Urso, Ecclesio e Ursino.

SCULTURA

Cattedra di Massimiano (VI sec. – Museo arcivescovile di Ravenna)

È tra le massime espressioni della scultura bizantina a Ravenna. Eletto vescovo della capitale d’Occidente, Massimiano assecondò sempre l’azione politica di Giustiniano, essendo suo amico personale. E da quest’ultimo fu premiato con la nomina di arcivescovo. La cattedra venne molto probabilmente realizzata a Costantinopoli: essa possiede un’armatura di legno d’ebano, ma è completamente rivestita da preziose tavolette in avorio istoriate. Degli originali 39 pannelli ne sopravvivono 27. La parte inferiore della cattedra ha la fronte decorata con i quattro evangelisti, ai lati della figura centrale di San Giovanni Battista. I riquadri sui fianchi propongono invece episodi della vita di Giuseppe, mentre sullo schienale (sia all’interno che all’esterno) sono gli episodi della vita di Gesù.

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