L’architettura paleocristiana

CONTESTO

S’ intende per periodo paleocristiano quello compreso fra il 476, data della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, ed il VI sec. Esso è detto anche periodo tardo-antico perché cercava di far rivivere il passato, da quello più remoto a quello immediatamente “ante”. Per tale motivo, le opere di questo periodo vengono anche denominate rinascenze.
Nel 313, Costantino promulgò da Milano un Editto che concedeva la libertà di culto. In particolare i Cristiani passarono dai riti nelle catacombe all’esercizio in vere e proprie Basiliche. Costantino stesso, in qualità di Pontefice Massimo, si fece promotore della costruzione di edifici di culto, nonostante l’avversione del Senato, ancora in gran parte pagano.

IL TITULUS

La gran parte delle chiese paleocristiane vennero costruite al di sopra di edifici classici, di cui fra l’altro sfruttavano le fondamenta. Inizialmente nascevano come tituli, ovvero proprietà private all’interno delle quali si svolgevano i riti cristiani prima della liberalizzazione del cristianesimo stesso. Il termine titulus infatti derivava dalla lastra di marmo vicino all’ingresso dove era inciso il nome del proprietario. Agli inizi del IV sec., l’organizzazione parrocchiale di Roma contava, ad esempio, 25 tituli, dei quali si ricordano:
- il titulus Clementis -> S. Clemente;
- il titulus Pudentis -> S. Pudenziana;
- il titulus Praxedis -> S. Prassede;
- il titulus Apostolorum -> S. Pietro in Vincoli;
- il titulus Sabinae -> S. Sabina.

LE CHIESE PALEOCRISTIANE

Le più importanti sono tutte a Roma, ad eccezione di S. Lorenzo Milano.

S. Giovanni in Laterano

Fu la prima chiesa paleocristiana in assoluto, eretta nel 313 ca. Per questo porta l’iscrizione: “Sacrosanta Chiesa Lateranense capo e madre di tutte le chiese dell’Urbe e del mondo”.
Per non urtare i Senatori, Costantino la volle in zona periferica: non sorge infatti vicino le mura, ma in una zona che era di sua proprietà. In precedenza, vi era stanziato l’accampamento di Massenzio, ma dopo la vittoria a Ponte Milvio Costantino raderà al suolo l’accampamento stesso e realizzerà una piattaforma per l’edificazione della Chiesa.
Nel Liber Pontificalis  la Chiesa era detta “Aurea”. Due sono le ipotesi:
• per l’abside originariamente aniconica su fondo dorato;
• per il rivestimento marmoreo del pavimento di colore giallo.
L’edificio era rettangolare, diviso in 5 navate fortemente digradanti in altezza, con l’abside ampia quanto la navata centrale (molto più grande delle altre). Il soffitto era coperto a capriate. Le 2 ali trasversali non rappresentavano un vero e proprio transetto in quanto erano impianti chiusi, non comunicanti con le navate: Richard Krauthaimer parla di transetto di navatella. Le colonne della navata centrale sostenevano la trabeazione, mentre le navate laterali erano unite da arcate. Alla fine della navata mediana, come dopo una sorta di Via Sacra, si arrivava ad un Arco Trionfale, detto “Fastigium Argentum”. Al di sopra dell’arco erano, da una parte, le statue argentee del Salvatore con gli angeli e, dall’altra, il Salvatore con i 12 apostoli. A sostegno erano 4 colonne, oggi decoro per l’Altare del Sacramento.
L’intervento barocco del Borromini ha cambiato l’assetto iniziale, pur non alterando la spazialità: ad esempio, ha sostituito i colonnati con i pilastri, l’ha accresciuta longitudinalmente, distruggendone l’abside originario.
Ma le modifiche non furono apportate solo dal Borromini: già nel Medioevo, rilevanti furono gli interventi di Leone Magno (V sec.), che creò un deambulatorio attorno all’abside  e di Niccolò IV (XIII sec.), che distrusse l’abside costantiniana per costruirne un’altra ad essa ispirata e decorata da Jacopo Torriti (1291). Infine, nell’Ottocento  fu in gran parte ricostruita per volere di Pio IX.
Il Laterano sarà per tutto il Medioevo la residenza dei Papi, ed il palazzo a ciò adibito è detto Patriarchio. Nella piazza antistante il palazzo si trovava la statua equestre di Marco Aurelio (in precedenza vi era identificato Costantino), oggi ai Musei Capitolini.
Altro edificio importante del complesso è il Battistero, anch’esso il primo della cristianità. A pianta centrale, inizialmente circolare, venne poi trasformato in un edificio ottagonale. Al centro è una vasca battesimale. L’ingresso era in corrispondenza dell’abside. L’interno ha un deambulatorio formato da un peristilio di porfido. Nelle due absidi vi sono decorazioni musive, di cui una è andata totalmente persa: raffigurano, da una parte, un acanto che si dispiega per tutta la superficie con intervalli di croci e, dall’altra, scene pastorali.

S. Paolo fuori le Mura

Fra le chiese edificate da Costantino, bisogna ricordare quelle martiriali, ovvero costruite in prossimità della sepoltura di un santo. Fra di esse è la Basilica di San Paolo fuori le mura, che rappresenta anche la seconda fondazione costantiniana a Roma, in ordine di tempo. L’originale del 324 è stata distrutta da un incendio: pochissimo si è salvato e dunque è stata quasi completamente ricostruita. Questa era comunque molto più piccola della coeva San Pietro, e quindi subì modifiche già in età medievale per renderla più agibile per i fedeli: nel 395 venne così inaugurata una nuova fase, una basilica di dimensioni imponenti con arcate a tutto sesto che sormontavano le colonne, ovvero la cosiddetta Basilica dei 3 Imperatori (Teodosio I, Arcadio e Valentiniano II) . Questa venne orientata in maniera opposta rispetto alla precedente.
Per quanto riguarda l’impianto decorativo, si ricordano:
• il ciborio gotico, realizzato da  Arnolfo di Cambio;
• la decorazione musiva rappresentante un tema apocalittico, risalente al tempo di Leone Magno (IV sec.).

S. Pietro

Anche questa nasce come chiesa martiriale. Infatti giunto a Roma, Costantino volle innanzitutto edificare un’enorme basilica nel posto in cui presumeva fosse morto S. Pietro. La zona era malsana, piena di acquitrini, e quindi non interessava ai cittadini se non per un circo, detto di Caligola e Nerone, in cui si svolgevano dei giochi. Pietro era stato sepolto alla destra del circo, vicino alle rive del Tevere, in un cimitero pagano: è lì che nel 324 s’inizierà la costruzione della basilica. L’impresa non fu facile perché era necessaria la realizzazione di una piattaforma, senza però turbare la tomba di San Pietro. Inoltre si dovette demolire l’intero cimitero pagano, andando contro la legge per l’inviolabilità delle sepolture, da Costantino a tal fine revocata. Alla fine, egli riuscì a porre la tomba al centro della corda del semicerchio absidale. Inoltre, raccogliendo i resti ossei, decise di avvolgerli in un panno prezioso ed inserirli in un muro, su cui si incapsulò una grande edicola marmorea. Sul muro, la scritta in greco recita: “Pietro è qui”. Costantino non riuscirà a vedere ultimata la sua imponente basilica (le dimensioni erano di 110x65x30 m ca.).
Osservando la pianta, si nota come, a differenza della Basilica di S. Giovanni, qui il transetto non è uno spazio chiuso, ma separato dalle navate soltanto da due colonne.
Nel VI sec., la grande affluenza di fedeli spinse Gregorio Magno a cambiare l’assetto del presbiterio: rialzò così il pavimento, creando una sorta di altare dal quale fuoriusciva la parte più alta dell’edicola. Ciò permetteva di celebrare messa senza essere disturbati dal via vai dei fedeli, che poteva giungere alla tomba di San Pietro attraverso un camminamento interrato ( = la cripta semianulare).
L’ultima modifica d’età medievale è rappresentata dalla decorazione del portone d’ingresso del quadriportico: è qui la raffigurazione della Navicella di Giotto.

S. Maria Maggiore

Collocata sulla sommità del colle Esquilino, è la sola ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia pure arricchita da successive aggiunte. Fu fatta erigere da Sisto III fra il 432 e il 440 e da lui dedicata al culto della Madonna, per la quale era appena stato sancito il dogma della divina maternità dal Concilio di Efeso (431). Un’iscrizione recita infatti: “Io, Sisto III, ho donato a te, Vergine Maria, una nuova degna aura”. La costruzione avvenne su una chiesa precedente, ovvero la basilica ispirata dalla Madonna stessa in sogno a papa Liberio (356): quando la mattina del 5 agosto un’insolita nevicata imbiancò l’Esquilino, egli avrebbe tracciato nella neve il perimetro della basilica, costruita poi grazie al finanziamento del patrizio Giovanni. Per questo essa è anche ricordata come Santa Maria della Neve o Basilica Liberiana.
All’interno, la chiesa è a 3 navate (di 86 m di lunghezza), terminanti in un’abside, oggi più arretrata rispetto a quella del V sec. Le navate sono divise da 21 colonne ioniche e legate tra loro tramite un architrave continuo. Ogni lato presentava 21 finestre (la metà delle quali furono successivamente tamponate) che illuminavano la navata centrale uniformemente. Una copertura a capriate lignea completava l’insieme.
Al di sotto del finestrato, la navata centrale è decorata da 42 pannelli a mosaico risalenti al V sec., con storie  del Vecchio Testamento (Abramo e Giacobbe a sinistra, Mosè e Giosuè a destra): essi mostrano i caratteri tipici dell’arte tardo-antica, ovvero le ombreggiature, le sfumature con i passaggi di colore graduali o la realistica raffigurazione dello spazio e dei volumi. Più ieratici e vicini all’arte bizantina sono invece i mosaici dell’arco trionfale con scene del Nuovo Testamento, risalenti al XII sec. Il pavimento è cosmatesco.

S. Pudenziana

Per secoli si è ritenuto che questa fosse la più antica chiesa cristiana: essa sarebbe stata costruita sulla domus del senatore Pudente (padre di S.Pudenziana), convertito al cristianesimo dallo stesso Pietro. Origine e datazione della chiesa sono ancora in discussione.
Il mosaico dell’abside, raffigurante Cristo circondato dagli Apostoli, risale al 390 ca.

SS. Cosma e Damiano

La basilica fu costruita nel VI sec., sotto il pontificato di papa Felice IV, riadattando degli ambienti del Tempio della Pace, all’interno del Foro di Vespasiano. Venne dedicata ai due santi greci, in contrasto con l’antico culto dei Dioscuri, Castore e Polluce. L’abside è decorata con mosaici romano-bizantini rappresentanti la Seconda venuta di Cristo sulla Terra: Cosma e Damiano sono presentati al cospetto di Cristo accompagnati da Pietro e Paolo. Vi è inoltre un mosaico che mostra la figura del papa committente: probabilmente, nella versione originale aveva il nimbo quadrato, a dimostrazione del fatto che era ancora vivo.

S. Clemente

Sebbene sia stata costruita nei primi anni del XII sec., a seguito della distruzione del quartiere ad opera dei Normanni (1084), sorse al di sopra dell’antica basilica voluta da Costantino. In essa sono conservate le spoglie di San Cirillo, evangelizzatore degli Slavi, che portò infatti a Roma le reliquie di San Clemente.
Negli affreschi della basilica inferiore sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti allo stesso San Clemente. Nella parte inferiore di tali affreschi ci sono le più antiche espressioni murali espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare (XI sec.).
Sotto le fondamenta della basilica inferiore sono inoltre state rinvenute camere di epoca imperiale e repubblicana. Queste comunicano con un Mitreo.

S. Lorenzo fuori le Mura

È un esempio di chiesa extraurbana circiforme ( = di forma allungata, con uno dei lati brevi a semicerchio). Fu eretta sulla tomba di S. Lorenzo.

S. Agnese

Voluta da Costantina, figlia di Costantino, nel IV sec., sopra la tomba di Sant’Agnese, sulla via Nomentana, venne riedificata nel VII sec. da papa Onorio I. Mantiene comunque l’impianto della precedente, con endonartece e senza transetto.
L’interno è a 3 navate con tre cappelle per lato, sormontate da un matroneo. Nel catino absidale è un mosaico su fondo oro raffigurante Sant’Agnese e i papi Simmaco e Onorio risalente al VII sec. Dalla basilica si accede alla catacomba sottostante.

Mausoleo di S. Costanza

Si trova all’interno del complesso di Sant’Agnese e, come la chiesa, fu voluto da Costantina. All’interno presenta una rotonda circolare coperta a cupola (22,50 m di diametro) e circondata da un deambulatorio, sovrastato invece da una volta a botte. La rotonda è da esso separata da 12 coppie di colonne di granito, tutte di spoglio. I capitelli delle colonne sono legati fra loro a due a due da tronchi d’architrave ( = pulvini) disposti in senso radiale. La decorazione, di cui oggi rimane ben poco, era a mosaici (i più antichi in Roma) e rivestimenti marmorei in opus sectile. È ancora decifrabile nel deambulatorio il mosaico con scene di vendemmia. In corrispondenza dei 4 assi si aprono delle nicchie: quella opposta all’entrata ospita una copia in gesso del sarcofago di Costantina.

S. Sabina

Chiesa situata sull’Aventino, commissionata da Pietro Illirico nel 425, essa consta di 3 navate culminanti in un’abside semicircolare. L’alta navata centrale è illuminata da undici grandi finestre ed è divisa dalle laterali da ventiquattro colonne corinizie, sormontate da arcate. Sotto le navate sono stati trovati resti di edifici romani non identificati. Della decorazione originaria si conservano le tarsie marmoree sui pennacchi delle arcate, il mosaico sulla controfacciata e la porta lignea.  L’ingresso principale alla basilica è preceduto da un nartece.

S. Stefano Rotondo

Chiesa del V sec. situata sul Celio, sorge sulle fondamenta di una caserma romana. La pianta prevede tre cerchi concentrici, divisi fra di loro da colonne architravate (fra il più interno e il mediano) e da un muro continuo (fra il mediano e il più esterno). In realtà, la pianta circolare si va a combinare con un altro tipico impianto centrale, quello a croce greca. Queste caratteristiche la fanno assomigliare alla Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

S. Lorenzo a Milano

Eretta a cavallo fra IV-V sec., è una delle chiese più antiche di Milano. La committenza è dubbia: essa viene rimandata o a Valentiniano II o a Teodosio I. La dedica a S.Lorenzo risale invece alla fine del VI sec. L’edificio è a pianta centrale, preceduta da un quadriportico. La copertura era a cupola, ma l’originale è andata perduta. L’ambiente era illuminato da grandi finestre, e probabilmente decorato con marmi nella parte bassa e mosaici in quella più alta. Sempre a Milano, di pari antichità era S. Ambrogio, che però venne ampiamente modificata in periodo romanico.

 

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